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Rischia una condanna per corruzione il professionista che dà all’impiegato cinque euro per saltare la fila.

10.02.2013
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Rischia una condanna per corruzione il professionista che dà all’impiegato cinque euro per saltare la fila.

SI TRATTA DI UN SOLO UG (PERALTRO GIA’ CONDANNATO DUE VOLTE CON SENTENZE PASSATE IN GIUDICATO E NON LICENZIATO, CHI SA PERCHE’) DELL’UNEP DI NAPOLI CHE L’UFFICIO HA DENUNCIATO E FATTO ARRESTARE


La condotta è censurabile sotto il profilo disciplinare e sindacale e assume rilevo penale. Può essere condannato per corruzione il professionista che periodicamente versa una tangente per saltare la fila: tale condotta è censurabile sotto il profilo disciplinare e sindacale e assume rilevo penale. Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza 5049 del 31 gennaio 2013. La sesta sezione penale, ribaltando la decisione del Tribunale di Napoli che ha dichiarato il non luogo a procedere per non aver commesso i fatti oggetto di imputazione, ha ritenuto legittimo il ricorso del Procuratore della Repubblica che ha richiesto il rinvio a giudizio per i delitti di associazione a delinquere, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falso ideologico in atto pubblico e truffa aggravata non solo degli ufficiali giudiziari e i quali avevano ricevuto 5 euro a atto da notificare, in violazione della prescritta procedura di registrazione Unep e di successiva annotazione di avvenuta notifica di intermediario dell’illecita operazione non ché degli avvocati i quali con periodicità versavano la somma anzidetta per accelerare i tempi di consegna senza il rispetto del proprio turno.

Per Piazza Cavour è irrilevante che l’unico vantaggio sarebbe stato quello di evitare lunghe file mentre il vantaggio per gli ufficiali giudiziari è stato quello non solo di incassare la differenza tra i 5 euro e la somma dovuta, ma in alcuni casi di non provvedere proprio alla registrazione degli atti trattenendo per se le somme l’intera somma ricevuta. In tale contesto, la condotta degli avvocati è censurabile sotto il profilo disciplinare e sindacale e assume rilevo penale. Insomma, è stata troppo frettolosa la decisione del giudice dell’udienza preliminare, che ha svolto una lettura degli avvenimenti incerta ed equivoca: «una valutazione ex actis che contraddice la prognosi formulata dell’inidoneità degli elementi a sostenere l’accusa in giudizio, sede in cui i dati e gli accadimenti avrebbero dovuto essere risolti all’esito del metodo che contraddistingue le finalità cognitive proprie della fase giudizio. Non pare, dunque, che il "risultato di prova" complessivo possa essere caratterizzato da contraddizioni oggettive, tali da non legittimare un giudizio di cognizione nel cui ambito verificare l’ipotizzato fenomeno corruttivo sistematico, alimentato da "corruttori e corrotti"». Per questo, secondo la Suprema corte ha osservato che l’impostazione dell’accusa è stata valutata con superficialità tanto da contraddire le finalità delle richieste dagli artt.424 o 425 Cpp. Pertanto, la sentenza va annullata con rinvio per un nuovo esame al Tribunale di Napoli.


Vanessa Ranucci - www.cassazione.net